LIBERARE VENEZIA

 

E SE PARLASSIMO DEL « COMUNE SENSO DEL PUDORE » ?

 

Lettera aperta a Massimo Cacciari, Sindaco di Venezia

 

Egregio Signor Sindaco,
Con la lettera del 18 marzo 2009, la Direzione Interdipartimentale Finanza e Bilancio - Area Gestione Tributi Canoni del Comune di Venezia ci annunciava il rifiuto del progetto 100 Sexes d’Artistes di Jacques Charlier - che avrebbe dovuto rappresentare la partecipazione ufficiale della Communauté française de Belgique (Comunità francese del Belgio) alla Biennale che ha luogo quest’anno - perché « alcuni cartelloni potrebbero offendere il comune senso del pudore ».

 

Le abbiamo pertanto inviato, il 14 aprile scorso1, una lettera (in italiano) nella quale Le ponevamo le seguenti domande:
- potrebbe dirci dove comincia e dove finisce il « comune senso del pudore » indicandoci quali e quanti dei 100 cartelloni potrebbero offenderlo?
- questo « comune senso del pudore » sarebbe così fragile a Venezia da non poter sopportare la presenza di alcuni cartelloni sparsi per la città? E, in secondo luogo, gli stessi criteri vengono adottati anche per la pubblicità, molto più invasiva e sessista? - infine, chi stabilisce questo « comune senso del pudore »? Finora, non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

 

Ora Lei forse sa che il progetto censurato dalla Biennale e dal Comune di Venezia è stato esposto nel frattempo nello spazio pubblico di nove città in Europa (Anversa, Belgrado, Bergen, Bruxelles, Linz, Lussemburgo, Metz, Namur e Sofia) ed è stato accolto con la bonomia che merita questo progetto pieno di umorismo e di riferimenti all’arte a partire da Marcel Duchamp (vedi www.jacquescharlier-venise2009.be). Inoltre, da quanto ci risulta, non abbiamo incontrato nessuno a Venezia - visitatori della Biennale, turisti, veneziani - per i quali il progetto avrebbe costituito una qualsiasi offesa (vedi http://jacquescharlier.over-blog.com ).

 

Tuttavia, con l’appoggio incondizionato del Ministère de la Culture et de l’Audiovisuel de la Communauté française de Belgique (Ministero della Cultura e dell’Audiovisivo della Comunità francese del Belgio) e di Wallonie-Bruxelles International (Vallonia-Bruxelles Internazionale), pubblicheremo un libro che racconta la storia insensata di questa duplice censura. Esso conterrà dei documenti che hanno già sorpreso tutti coloro che li hanno consultati sulla nostra fragile imbarcazione ormeggiata presso la Riva dei Sette Martiri, durante gli incontri professionali del giugno scorso: le lettere del direttore Daniel Birnbaum e del presidente Paolo Baratta, la nostra corrispondenza con i Suoi uffici, così come le risposte degli artisti alla domanda se il progetto di Jacques Charlier li « offendeva », ragione per la quale, secondo Daniel Birnbaum, Paolo Baratta l’ha fatto rifiutare.

 

In aggiunta, il libro conterrà il comunicato della Ligue des droits de l’homme (Lega dei Diritti dell’Uomo) che condanna fermamente questa doppia censura, comunicato che ha fatto seguito alla lettera aperta de l’Observatoire de la Liberté de création (l’Osservatorio per la libertà di creazione) indirizzata a Paolo Baratta e a Daniel Birnbaum e alla quale solo il Servizio stampa della Biennale ha risposto finora… (vedi www.ldh-france.org). Pertanto, per amore di completezza e perché riteniamo che le nostre domande siano ancora di attualità, saremo lieti di poter inserire le Sue risposte in questa pubblicazione, considerando inoltre che Lei è filosofo. Siamo infatti in molti a preoccuparci della censura operata nei confronti di questo progetto sulla base di considerazioni morali che riteniamo appartenere ad un’altra epoca: le libertà acquisite dall’arte contemporanea, in particolare a partire da Marcel Duchamp e dal suo famoso Objet Dard, sarebbero quindi rimesse in causa nella città che ospita la più grande biennale d’arte contemporanea nel mondo? Nella speranza di legger La molto presto, al fine di non ritardare la pubblicazione dell’opera, voglia gradire i nostri più rispettosi ossequi.

 

Jacques Charlier (artista) e Enrico Lunghi (curatore)

Liegi e Lussemburgo, agosto 2009

LA BIENNALE DI VENEZIA VORREBBE FORSE DEGLI ARTISTI VERGINI O CASTRATI?

 
 

Nel 1973 Jacques Charlier ha iniziato a realizzare una serie di disegni che rappresentano “sessi di artisti”, proponendo in maniera caricaturale il ritratto immaginario degli “organi di riproduzione” degli artisti che a suo avviso, a partire da Marcel Duchamp hanno segnato l’arte del XX secolo. Ha costituito così, nel corso degli anni, sulla base di un’analisi concettuale e di un’interpretazione personale degli “attributi artistici” dei principali rappresentanti dell’arte moderna e contemporanea, una vera e propria galleria di ritratti che permette, fra l’altro, una rilettura umoristica e satirica della storia dell’arte recente.

 

Il Ministère de la Culture et de l’Audiovisuel de la Communauté francophone del Belgio aveva accolto con favore l’idea di esporre 100 di questi disegni in forma di cartelloni nello spazio pubblico di Venezia. Un piccolo museo all’aperto, perfettamente inserito nell’atmosfera teatrale veneziana, si sarebbe così offerto allo sguardo dei visitatori della Biennale, degli abitanti della Serenissima e dei turisti di passaggio. Il progetto è stato così presentato ufficialmente al fine di poter essere incluso tra gli eventi collaterali della 53a mostra internazionale d’arte. Il direttore Daniel Birnbaum tuttavia, in una lettera del 18 dicembre 2008, informava con rammarico che “non riteneva possibile includere tale progetto tra gli eventi collaterali della mostra”.

 

Sorpresi da questa formulazione che non nasconde l’imbarazzo, e convinti che si trattasse di un equivoco, abbiamo proposto di sottoporre di nuovo il progetto alla Biennale, con informazioni più aggiornate, accompagnate da una lettera di sostegno da parte del Ministro competente. Daniel Birnbaum ha immediatamente accettato di far riesaminare il caso, ma, nella sua risposta del 21 febbraio 2009, si rammaricava “di dover confermare il suo giudizio”. Contattato telefonicamente, il direttore ha sostenuto che “sarebbe stato il presidente Paolo Baratta ad opporsi al progetto che, a suo parere, rischiava di offendere gli artisti in questione”, argomento che Daniel Birnbaum ha successivamente confermato per e-mail. Abbiamo quindi scritto direttamente al presidente, nella speranza di convincerlo a cambiare idea, il quale tuttavia, in data 8 aprile 2009, ci ha comunicato che la convalida dei progetti dipendeva esclusivamente dal direttore.

 

Nonostante le difficoltà di organizzazione, presentazione e visibilità, dovute ad un’esclusione che riteniamo quantomeno arbitraria, e grazie al sostegno incondizionato del Ministère de la Culture et de l’Audiovisuel de la Communauté francophone del Belgio, abbiamo deciso di proseguire comunque nella realizzazione del nostro progetto. Poiché riteniamo che gli artisti siano abbastanza adulti da decidere da sé quello che li offende o no, e che siano liberi di reagire, a loro modo, ad un’eventuale provocazione, abbiamo scritto direttamente a loro (ad eccezione di chi, come il compianto Marcel Duchamp, è purtroppo ormai irraggiungibile).

 

E poiché anche il Comune di Venezia ci ha rifiutato gli spazi pubblicitari necessari per l’affissione, sostenendo che “alcuni cartelloni potrebbero offendere il comune senso del pudore”, abbiamo scritto al sindaco, Massimo Cacciari, per chiedergli, fra l’altro, dove comincia e dove finisce questo famoso “senso comune del pudore”, come si forma e chi ne determina i limiti.

 

Tutte le risposte ricevute e i documenti riguardanti il progetto saranno consultabili, dal 3 al 7 giugno 2009, sulla barca che sarà utilizzata come rifugio per il progetto “100 Sexes d’Artistes”, ormeggiata sulla Riva dei Sette Martiri, a Venezia, vicino ai Giardini.

 

Inoltre, galvanizzati da questa censura inaccettabile, abbiamo contattato altre città e istituzioni d’arte, che hanno accettato senza esitazione di presentare i “100 Sexes d’Artistes” nello spazio pubblico, e questo non potrà non mettere ancora più in ridicolo la posizione veneziana. I cartelloni saranno dunque esposti, nel corso del mese di giugno 2009, ad Anversa (B), Belgrado (RS), Bergen (N), Linz (A), Lussemburgo (L), Metz (F) e Namur (B). Gli abitanti di queste città potranno partecipare al gioco fotografico Liberare Venezia e vincere una copia del catalogo che sarà pubblicato per l’occasione. Altre città accoglieranno certamente la mostra in futuro. Un Quizz Art ideato da Jacques Charlier consentirà inoltre a tutti, consultando il sito www.jacquescharlier-venise2009.be, di vincere una t-shirt che riproduce il sesso d’artista dello stesso Jacques Charlier.

 

Resta che il mondo dell’arte e i giornalisti — almeno quelli che non si limitano a riprodurre i comunicati ufficiali — possono chiedersi quali siano i valori veicolati dalla Biennale di Venezia, quando essa stessa non esita a censurare un progetto artistico in modo così discutibile e irresponsabile. E chiedersi inoltre se spetti a lei “castrare” gli artisti stabilendo per loro quello che potrebbe offenderli. Artisti la cui esistenza tende costantemente a spingere sempre più oltre i limiti della libertà. Per quanto riguarda il pubblico — quello della Biennale, ma anche i turisti di passaggio e gli abitanti della Serenissima — potrà chiedersi fino a quando la Biennale e le autorità municipali di Venezia intendano infantilizzarlo, togliendogli la possibilità di confrontarsi con un progetto che si presenta pieno di umorismo, di satira e di riferimenti alla storia dell’arte, da Marcel Duchamp ad oggi. Che il pubblico abbia solo diritto alla pubblicità? Ad un’arte formattata, predigerita e castrata?

 

Jacques Charlier (artista) e Enrico Lunghi (commissario)

Maggio 2009

 

Producteur-délégué / Executive producers: AICA-Association Internationale des Critiques d’Art, section Luxembourg et Mudam Luxembourg.